Rinunciare a un incarico già accettato

Rubrica: Pareri legali traduttori
Rubrica: Pareri legali traduttori

 

Vi è un termine per recedere senza problemi da un contratto già iniziato, ad esempio: non fare più una traduzione che ci si è già impegnati a svolgere? Immaginiamo che il traduttore cambi idea per ragioni proprie, perché riceve un incarico per lui più interessante o semplicemente per effetto di un suo ripensamento.

La questione va inquadrata nella disciplina del cosiddetto «recesso unilaterale:» dopo la conclusione del contratto, una delle parti rinuncia all’esecuzione e si «tira indietro» («recede»), producendo lo scioglimento del rapporto contrattuale appena sorto. Il recesso va ben distinto dai casi di «risoluzione,» «annullamento» o «rescissione» del contratto, che originano da vizi dell’esecuzione o del consenso, e che qui non ci riguardano.

Mi riferisco all’ordinamento italiano, che interessa la persona da cui è giunto questo quesito, ma rammentiamo sempre che altri ordinamenti possono conoscere previsioni diverse. In Italia, il recesso in generale è regolato dall’art. 1373 CC. L’art. 2237, poi, offre una previsione specifica per il recesso da un contratto d’opera che abbia per oggetto una prestazione intellettuale, che è comunemente il caso dell’attività di traduzione.

Dev’essere ricordato, innanzitutto, il principio che governa l’intera disciplina contrattuale, espresso nel noto brocardo latino: pacta servanda sunt. I patti si rispettano: quando, fra due contraenti, ha preso vita un contratto, essi sono obbligati ad attenervisi. Se fosse possibile rinunciare all’impegno con facilità, l’intero istituto giuridico del contratto perderebbe significato. Per questo motivo, di principio, la legge non consente il recesso e lo limita a ben precise fattispecie. A tutti è nota, ad esempio, la facoltà di recesso nell’ambito del diritto del consumatore, grazie alla quale possiamo restituire al venditore un articolo che abbiamo già acquistato, ma che scopriamo successivamente non corrispondere alle nostre aspettative, oppure il recesso da contratti per prestazioni continuative. Si tratta di casi particolari.

Grazie alla loro libertà dispositiva, le parti possono però prevedere fra loro un diritto di recesso e regolarlo secondo le loro migliori convenienze, scavalcando le limitazioni di legge. Ciò significa che, se il traduttore vuole riservarsi la possibilità di cambiare idea sull’esecuzione della traduzione, dovrà stipulare questa possibilità nel contratto che conclude con il cliente, per esempio: «Il traduttore si riserva la possibilità di recedere dal contratto entro tre giorni dall’affidamento dell’incarico.» L’articolo 1373 CC dispone che «se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione.» Stando a questa disposizione, perciò, il traduttore dovrebbe esercitare il recesso prima di iniziare la traduzione. Anche a questa norma, tuttavia, le parti possono derogare. A questo fine dovranno precisare nel contratto che: «il recesso è possibile anche a prestazione già iniziata,» senza trascurare di definire gli effetti patrimoniali (chi e quanto paga la parte di traduzione già eseguita? Il traduttore verserà una penale, qualora receda, per compensare il cliente degli inevitabili disagi?). Si aprono, come si vede, scenari di crescente complessità e incertezza.

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L’Art. 2237 CC prevede che «Il prestatore d’opera [il traduttore, per noi] può recedere dal contratto per giusta causa.» Tale recesso può avvenire in qualunque momento ricorra la «giusta causa,» per la cui definizione l’ordinamento rimanda alla disciplina generale del lavoro, in particolare all’art. 2119 CC: «una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto,» con ciò intendendosi fatti di estrema gravità, anche estranei all’oggetto del contratto, che rendano impossibile la prosecuzione del rapporto di fiducia tra le parti. S’immagini, ad esempio, il reiterato ed esplicito rifiuto del committente di pagare al traduttore somme di denaro previste dal contratto, l’evenienza di molestie sessuali o altre gravi condotte da parte del cliente a danno del traduttore, oppure il coinvolgimento del committente in gravi situazioni penali o reati abominevoli, tali che il traduttore, se continuasse il rapporto contrattuale, finirebbe col figurare come professionista al servizio di un soggetto socialmente abietto. In ogni caso, il recesso del prestatore d’opera deve avvenire «in modo da evitare pregiudizio al cliente» (2237 CC) e il prestatore d’opera «ha diritto al rimborso delle spese fatte e al compenso per l’opera svolta [sino al momento del recesso], da determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivato al cliente» (ibidem).

Esula dal quesito, ma va ricordato per completezza, che, sempre secondo il 2237 CC, mentre il traduttore può recedere solo per giusta causa, il committente può recedere in qualunque momento senza tale presupposto. Con ciò, la legge tutela la libertà del cliente non soddisfatto della prestazione di un professionista (si pensi, in particolare, all’attività di un medico o di un avvocato), dal quale può separarsi senza essere tenuto al rispetto di termini di preavviso, purché riconosca al professionista l’opera prestata sino a quel momento e un eventuale risarcimento del danno (si veda anche >qui).

In conclusione, ricordando sia il principio generale del pacta servanda sia le disposizioni di legge appena richiamate, è bene che il traduttore avanzi eventuali dubbi e ripensamenti sull’incarico nella fase pre-contrattuale, prima che intervenga l’accettazione, che fa nascere il vincolo contrattuale. Se il traduttore desidera riservarsi un tempo di ripensamento dopo l’accettazione dell’incarico, potrà definire questa possibilità con apposite clausole contrattuali, ma, nella quotidianità del lavoro di traduzione, ciò non sembra facilmente praticabile. E’ bene considerare a fondo tutti gli aspetti di una traduzione prima di confermare l’accettazione, sapendo che, una volta sorto il legame contrattuale, un recesso può essere tecnicamente molto difficile, e, comunque, rappresenterebbe un indebolimento della posizione professionale e commerciale del traduttore.

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