Posso tradurre un testo protetto da copyright?

Persona al computer portatile | © John Schnobrich
Persona al computer portatile | © John Schnobrich

Come comportarsi, quando il cliente chiede la traduzione di un testo tutelato da diritto d’autore? Il traduttore è tenuto ad accertare l’esistenza del consenso dell’autore? Alcune domande emerse sul copyright, una questione che solleva frequenti dubbi fra i professionisti della traduzione. Il conferimento di licenze «Creative Commons» deve comunque essere esplicito.


 

Mi è stato chiesto di tradurre un articolo pubblicato su Internet, di autore ancora in vita, uscito sul sito ufficiale di un’organizzazione di settore. Sul sito non vi sono indicazioni su un divieto di riprodurre o tradurre il testo. Se traduco l’articolo per conto di un cliente privato, come traduttrice posso incorrere in qualche violazione del diritto d’autore? E il cliente? Mi chiedo, a questo punto, se non sia desiderabile interpellare l’autore, che potrebbe anche apprezzare l’interesse dimostrato verso il suo lavoro.

La distribuzione, riproduzione o traduzione di un testo protetto da diritto d’autore (perciò opera creativa e originale di persona vivente o defunta da meno di 70 anni, tranne casi o giurisdizioni particolari) non è possibile senza il consenso dell’autore o dei suoi eredi, anche in mancanza di un divieto esplicito. Potrebbe essere precisato semmai il contrario, nei casi in cui l’autore intendesse consentire la diffusione, traduzione o riproduzione del testo a chiunque. Il testo può essere tradotto o fatto tradurre per proprio uso privato, per interesse personale o per farlo circolare in ristrette cerchie di persone. Nel momento in cui è oggetto di uso e diffusione più ampi, però, il quadro cambia. Le conseguenze saranno in primo luogo a carico di chi utilizzerà e diffonderà (anche senza fini di proprio lucro) l’articolo tradotto, se non si sarà procurato il consenso.

Prendere contatto con l’autore è compito del committente: sono il committente della traduzione e l’autore dell’articolo, infatti, i soggetti di diritto di questo rapporto giuridico. Il committente dovrà anche specificare all’autore che uso intende fare della traduzione (il traduttore non può saperlo) e concludere con lui un accordo prima di affidare la traduzione al professionista. L’autore potrebbe essere d’accordo e non chiedere nulla, come riconoscimento economico. Anche in questo caso, però, è bene che il committente si procuri una dichiarazione scritta in tal senso.

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E’ vero che il traduttore, nel caso descritto nel quesito, interviene su incarico di un terzo: potrebbe perciò presumere in buona fede che questi si sia procurato il consenso dell’autore e che non intenda fare uso illecito del testo tradotto. Teoricamente, di fronte a una contestazione, potrebbe sempre dire: «Ma io pensavo in buona fede che il committente avesse preso tutti gli accordi!» Si tratta però di una difesa debole, che sarebbe meglio rinforzare con una dichiarazione esplicita del committente. Per tranquillità, in questi casi si può suggerire di inserire nel contratto con il committente una semplice clausola di manleva, con cui il committente stesso dichiara di sollevare il traduttore da ogni responsabilità in merito ai diritti d’autore sul testo in oggetto. Il traduttore dovrà limitarsi, naturalmente, a tradurre l’articolo per il committente, senza fare a propria volta opera di diffusione o pubblicazione.

Tutt’altra questione riguarda i diritti d’autore del traduttore sulla propria traduzione e le prerogative del traduttore medesimo sull’uso che il committente farà del testo tradotto. Ricordiamo, infatti, che il traduttore è a sua volta «autore» della sua traduzione e potrebbe avere interesse a controllare che uso si farà del testo tradotto, attraverso gli specifici poteri conferitegli dal diritto d’autore. Potrebbe inoltre considerare conveniente fatturare il lavoro come provento da copyright, perché escluso da IVA e, ad esempio nell’ordinamento italiano ma non in ogni altro, sottoposto a un regime tributario favorevole (su questo aspetto è necessario assumere informazioni presso un consulente fiscale del proprio Paese). L’importanza di questi dati deve essere valutata in base al tipo di testo, alla sua destinazione d’uso e all’ammontare del compenso pattuito.

Un discorso a parte meritano le licenze cosiddette Creative Commons: si tratta di clausole standard, pratiche e ormai piuttosto diffuse, per la concessione e regolazione dei diritti di riproduzione, diffusione ed elaborazione. Si sono imposte con l’avvento di Internet e le crescenti possibilità di condividere con un largo numero di utilizzatori i contenuti presenti in Rete. Indicando, con apposite sigle, la forma di licenza che offre, l’autore di un contenuto rimanda a un preciso «pacchetto» di diritti, ossia di attività che autorizza a svolgere su quel contenuto: consentire o no gli adattamenti, vietare o no l’uso a fini commerciali, imporre o meno l’obbligo di citare la paternità dell’opera. Per potersi avvalere di queste licenze, però, è necessario che l’autore le abbia prima esplicitamente adottate: ciò è reso riconoscibile, normalmente, attraverso una dichiarazione o una grafica apposite, riferite al contenuto specifico o al sito in generale. Il fatto che un contenuto, grafico o testuale, compaia in Internet, non significa per sé né che l’autore adotti delle licenze Creative Commons né che il testo sia utilizzabile liberamente a qualunque scopo. Bene ha fatto, perciò, la traduttrice che ha posto il quesito, a interrogarsi sul da farsi.

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In mancanza di esplicite dichiarazioni ex ante, è necessario che esista il consenso all’autore, per tradurre, diffondere o adattare un contenuto. Questi potrà decidere di conferire una licenza gratuita, secondo uno dei modelli Creative Commons o in altre forme, ma potrebbe anche richiedere un compenso economico, con una tradizionale cessione onerosa del diritto di traduzione. Non dimentichiamo che abbiamo a che fare, in ogni caso, con una proprietà altrui.

2 commenti

  1. Intanto mi fa piacere dirle che l’ho conosciuta grazie a questo articolo e adesso la seguo con grande interesse. Le sue riflessioni sono aria fresca in questo periodo in cui tutto sembra dover essere trascinato per forza dal livore.

    Ho una domanda in merito all’oggetto dell’articolo: se traduco liberamente un articolo e lo pubblico citando la fonte e dichiarando che trattasi di traduzione, posso essere accusato di plagio e rischiare sanzioni?

    • Grazie per l’apprezzamento. Se Lei traduce un testo qualunque e lo pubblica, anche citando la fonte e anche a titolo per Lei gratuito, evidentemente viola il diritto di proprietà intellettuale dell’autore, con tutte le conseguenze che del caso. Fa eccezione la traduzione di brevi citazioni a scopo esplicativo, ma la lunghezza delle citazioni non deve eccedere lo stretto necessario. Prenda contatto con l’autore, prima di procedere, e se ne procuri il consenso, sempre che non abbia ceduto i diritti di traduzione a un editore. In quel caso, dovrà contattare l’editore. Cordiali saluti. LL

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