Expo, «regimi» e relazioni internazionali

Parigi, Galerie Vivienne | © Etienne Boulanger
Parigi, Galerie Vivienne | © Etienne Boulanger

Intorno a un evento di grande risonanza, come un’esposizione universale, si addensano facilmente giudizi e considerazioni che ne sottolineano l’aspetto economico o quello spettacolare. Fuori dai molti discorsi fatti intorno a Expo Milano 2015, analizziamo brevemente il preciso ruolo che svolgono le esposizioni universali nelle relazioni internazionali.


 

L’idea di organizzare delle esposizioni universali nacque a metà Ottocento (la prima si tenne a Londra nel 1851). Singoli Paesi, in occasione di eventi particolari, radunavano espositori di ogni genere che presentavano prodotti industriali, naturali o artistici provenienti da tutto il mondo conosciuto. Si giunse a «esporre» rappresentanti di popolazioni indigene dei territori coloniali, presentati, con raccapricciante noncuranza, quasi come animali esotici. In un mondo che ignorava le comunicazioni veloci e assisteva appena ai primi vagiti della fotografia, per conoscere la varietà del mondo e i frutti del progresso era necessario che fossero raccolti in uno spazio limitato, facilmente visitabile.

Sorsero in fretta i primi problemi: un numero crescente di Paesi prese a organizzare esposizioni universali, che cominciarono a moltiplicarsi in modo incontrollato e in un quadro regolamentare non sempre chiaro. Nel 1928 fu siglata una Convenzione internazionale che diede vita a Parigi al BIE, il Bureau International des Expositions (>www.bie-paris.org). Da allora il BIE incarna l’autorità centrale che regola lo svolgersi di questi eventi.

L’organizzazione delle esposizioni, guardata dall’ottica delle relazioni internazionali, diventò così un «regime.» Una parola che siamo abituati a usare per indicare governi illiberali o dittatoriali, ma che, nelle relazioni internazionali, assume anche un altro importante significato. Un regime è un sistema di norme che regola una certa area di cooperazione fra Stati. Stabilisce delle gerarchie di potere in settori in cui una concorrenza sregolata tra gli attori che li popolano sarebbe dannosa o troppo costosa. La gara tra Paesi che organizzavano di propria iniziativa delle esposizioni universali stava mettendo in pericolo l’esistenza stessa di questi eventi, che avevano e mantengono una funzione importante nella cooperazione internazionale. Il BIE fissò regole condivise e indicò i processi decisionali secondo i quali si sarebbe stabilito quale Paese avrebbe organizzato un’expo, quando, dove e di che tipo.

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I regimi (qualche altro esempio: il WTO o World Trade Organization, i numerosi trattati internazionali in materia di tutela ambientale, gli stessi accordi europei che hanno portato alla nascita dell’euro) fanno sì che i diversi Paesi cooperino su materie specifiche. Benché prendano forma di trattati fra Stati, la loro azione non coinvolge soltanto i Governi, ma normalmente si estende alla società civile, alle imprese, alle organizzazioni non governative. Lo vediamo bene negli esempi appena citati e proprio nel sistema delle expo, che mobilitano moltissimi attori. Le expo sono servite anche a far cooperare fra loro Stati divisi da forti contrasti: si pensi a Expo Bruxelles 1958, che fece esporre l’uno vicino all’altro Paesi dell’Europa occidentale e dell’Europa orientale, sfidando la tensione acutissima che in quei decenni rendeva difficili i rapporti tra le due Europe, come fra Stati uniti e Unione sovietica. Fu uno dei primi segnali della possibilità di avere obiettivi comuni tra i due blocchi, nonostante le reciproche differenze e diffidenze.

Il tema di Expo Milano 2015 è l’alimentazione umana, al quale sono strettamente legati quelli della povertà e della tutela ambientale. Alimentazione, povertà e tutela ambientale, oltre che essere gravi problemi del nostro tempo sotto il profilo sanitario e umanitario, sono elementi di grande importanza per gli equilibri globali e le relazioni internazionali, che non riguardano solo le relazioni politiche, come normalmente pensiamo, ma includono tutti i fattori che determinano i rapporti fra le Nazioni. Letta dalla prospettiva delle relazioni internazionali, perciò, un’esposizione universale costituisce un regime di cooperazione che coinvolge attori governativi, non governativi, imprese e società civile, facendoli incontrare, nel caso specifico di quest’anno, su alcuni temi centrali per gli equilibri mondiali.

Sarà il tempo a dirci se, come oggi ricordiamo in Expo Bruxelles 1958 la prima importante occasione di cooperazione tra due blocchi geopolitici ostili, tra qualche decennio ricorderemo Expo Milano 2015 come tappa di un cammino verso una maggiore attenzione per le molte iniquità che affliggono oggi il nostro pianeta in materia di alimentazione, tutela ambientale e ineguale distribuzione delle risorse.

2 commenti

  1. Salve,
    ma un’esposizione universale, per quanto interessante e molto creativa (da quello che ho visto in TV) non è anacronistica, ora che le comunicazioni veloci (sia di dati che di persone), la fotografia e la televisione sono ben sviluppate?

    • Luca Lovisolo

      Resta appunto l’importanza come sede di incontro e cooperazione, oltre alla funzione di volano economico e di idee, per tutta la durata della preparazione, non solo nel periodo di apertura al pubblico. E’ la stessa ragione per la quale Internet non ha causato la fine delle normali fiere commerciali.

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