Ultime considerazioni sulla crisi italiana

Roma, Castel Sant'Angelo | © Willian West
Roma, Castel Sant’Angelo | © Willian West

Concludendo, la risposta a tre quesiti giunti in queste ore e due considerazioni personali, su due protagonisti di questa nuova stagione della Penisola. Come è possibile che la condotta del Presidente della Repubblica sia stata corretta, anche in presenza di eminenti giuristi che hanno opinioni contrarie? Non si può prevedere quali saranno i comportamenti dei nuovi governanti, a Roma.


 

Concludo gli interventi sulla crisi italiana (i precedenti si trovano >qui e >qui) rispondendo a tre quesiti giunti in queste ore e aggiungendo due considerazioni personali sul prof. Savona e sul nuovo Capo del Governo. Il primo quesito, sui trattati internazionali, il secondo sul progetto di uscita dall’euro e il terzo su come sia possibile che la condotta del Presidente della Repubblica sia stata corretta anche se eminenti giuristi fanno analisi contrarie.

1. Il potere di ratificare i trattati internazionali è del Presidente della Repubblica. Non decide da solo, alle spalle c’è l’azione del Governo e in alcuni casi è richiesta l’autorizzazione del Parlamento. Gli accordi internazionali hanno nature diverse, alcuni possono essere firmati anche dalle Regioni, la loro priorità rispetto alla Costituzione è una materia non riassumibile qui. Quel ci importa è che quando un Presidente ratifica un trattato internazionale, si rende garante del suo rispetto di fronte agli altri Paesi. Questa è la ragione giuridica, oltre a quelle che ho indicato ieri, per la quale il Capo dello Stato esercita particolare attenzione, se teme violazioni di trattati internazionali.

Gli accordi internazionali non sono irrevocabili, ma la loro modifica o denuncia richiede un percorso preciso e un adeguato consenso, particolarmente se si tratta di trattati vitali, come quelli che legano l’Italia all’Unione europea e alla zona euro.

2. Su cosa si basa la convinzione che i partiti della maggioranza volessero attuare l’uscita dall’euro, nonostante le rassicurazioni fornite? Le prove dirette non si avranno mai, ma quelle indirette, cioè indizi gravi, precisi e concordanti, c’erano. In particolare: i partiti in causa hanno una lunga tradizione antieuropeista, corretta solo negli ultimi tempi prima delle elezioni; le prime bozze del «contratto» di coalizione prevedevano chiari passi verso una possibile uscita dall’euro, frettolosamente stralciati nei giorni successivi; i partiti hanno insistito sulla figura di un ministro che da anni sostiene, in interventi pubblici e pubblicazioni anche tecnicamente molto dettagliate, l’uscita dell’Italia dall’euro.

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Il nesso tra questo quadro indiziario e la decisione di non varare il primo Governo proposto domenica sera è stato indicato dallo stesso Mattarella nel suo breve discorso, quando ha detto: «L’uscita dall’euro e dall’Ue non è stata oggetto di attenta valutazione e non era tema della campagna elettorale» (citazione mnemonica). Ciò indica che durante le consultazioni il Capo dello Stato ha riconosciuto questo quadro indiziario e lo ha posto a base della sua decisione, dubitando della sincerità delle parti, quando si professavano improvvisamente convertite all’europeismo.

Corso «Il mondo in cinque giorni»3. Può sembrare strano, ma in diritto è frequente che gli studiosi offrano le interpretazioni più diverse, anche contraddittorie, di una stessa norma. In uno dei miei corsi di diritto per traduttori ricordo di aver utilizzato, per fare analisi, la sentenza, bellissima, di un procedimento in cui il Pubblico ministero riusciva a sostenere, contro ogni evidenza ma con logica ferrea, che una certa terrazza non fosse all’aperto. Il giudice gli diede ragione: condannò così un malintenzionato che formalmente non violava alcuna legge, ma nei fatti aggrediva sistematicamente la sfera privata di un’anziana signora, ogni volta che questa si recava a riposare su quella terrazza.

Il giudice accettò un’interpretazione apparentemente contraddittoria della norma, ma proprio per questo ottenne lo scopo che si prefiggeva: tutelare il bene giuridico della sfera privata della signora. Un’applicazione letterale della norma non avrebbe consentito di condannare l’imputato e quest’ultimo sarebbe uscito formalmente innocente, benché materialmente colpevole.

Questo significa che una norma giuridica non è fine a se stessa: serve a raggiungere una finalità di tutela sociale (la «ratio» della norma). Abitualmente, il testo letterale della norma coincide con la sua finalità. La realtà, però, è molto varia. Talvolta accade che una norma, se applicata alla lettera, produca un esito contrario alla finalità sociale che contiene. Ecco perché è importante che vi siano gli studiosi di diritto che elaborano la cosiddetta «dottrina:» analizzano e studiano norme, sviscerano i casi applicativi, anche i più insoliti, propongono interpretazioni e visioni diverse. Particolarmente quando si deve applicare una norma in modo non letterale, o in qualche caso insolito, la dottrina diventa importantissima, perché fornisce gli argomenti per motivare tale applicazione particolare. Ciò non riduce la certezza del diritto, ma è garanzia del suo adeguato esercizio in ogni possibile circostanza.

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L’articolo 92 della Costituzione italiana, che regola il potere di nomina dei ministri da parte del Capo dello Stato, è molto chiaro, nei suoi elementi descrittivi e normativi. Inoltre, la sua applicazione è sorretta da numerosi casi precedenti e il Presidente Mattarella si è attenuto all’orientamento consolidato. Eppure, ho letto io stesso con estremo interesse, ad esempio, l’autorevole parere contrario del prof. Valerio Onida, ma anche quello, storicamente ragionato, dell’avvocato Paolo Accoti, che giunge a una conclusione diversa da quella del prof. Onida, obiettando però, da parte sua, sulle motivazioni addotte, ma senza discutere il principio. E così via, gli studiosi, in questi giorni, hanno avuto di che sbizzarrirsi.

Non è questo il luogo per approfondire le diverse modalità di interpretazione delle norme giuridiche. Ci interessa, qui, che la coesistenza di diverse interpretazioni di una stessa norma non è una lotta fra giusto e sbagliato, o tra competenza e incompetenza. E’ un costante, vitale contributo all’argomentazione giuridica e non destituisce di validità la condotta del Capo dello Stato nel caso specifico. Un conto, infatti, è l’elaborazione in sede teorica, e altro conto è l’applicazione della norma in un preciso momento e in una fattispecie data, da parte di chi (giudice o, in questo caso, Presidente) è investito del potere di applicarla. Bene ha fatto il Capo dello Stato ad applicare la norma come ha ritenuto nella situazione in cui si è trovato, altrettanto bene fa la comunità scientifico-giuridica a elaborarne continue analisi e approfondimenti, quale che sia il loro orientamento.

Infine, due considerazioni personali. Felice come un bambino, il prof. Savona ha avuto il giocattolo che voleva: è entrato al Governo, sebbene sieda su una poltrona molto meno esplosiva di quella dell’Economia. Sarebbe bastata una sua parola, per ritirare la sua disponibilità e far cessare le polemiche. Non si è preoccupato di essere al centro di turbolenze che hanno causato ritardi nella formazione del Governo e danni finanziari sui mercati a tutto il Paese. Il suo egocentrismo ha prevalso sulla ragion di Stato. E’ possibile che non sia l’unico, con questo carattere, nella pittoresca squadra in cui è entrato.

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Quanto al nuovo Capo del Governo, non mi è particolarmente simpatico, sembra il classico pavone dell’accademismo universitario italiano, il suo curriculum fatto persona e pericolosamente ambulante, ma questa è un’opinione personale, non conta.

Come si comporteranno i nuovi governanti, a Roma, non è dato prevedere. Gli italiani lo scopriranno solo vivendo, e bella grazia.

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