Sull’arresto del sindaco di Riace

Finestra sul mare | © Jean Guy Nakars
Finestra sul mare | © Jean Guy Nakars

Alcuni aspetti di questa vicenda stimolano riflessioni più generali. Mai l’aggettivo «ideologico» sarà usato in modo più appropriato che in questi casi. Il «mondo senza frontiere» è un fine ideologico e lo Stato, con le sue leggi e i suoi confini, è un ostacolo verso la sua realizzazione. Lo Stato che cade: in fondo, è questo che vuole chi attua queste condotte.


 

Cerco di estrarre da questo caso alcuni aspetti di utilità generale, per portarlo fuori dal perimetro locale e dalle vicende individuali, di queste si occuperanno i giudici. In relazione alle migrazioni, due fatti sembrano emergere dalle indagini: l’emissione di carte d’identità irregolari e la celebrazione di matrimoni di comodo per ottenere permessi di soggiorno. Due cose mi hanno colpito: la leggerezza con la quale vengono giudicate queste condotte in articoli e commenti, usciti a fiumi, e un’altra cosa che dirò poi.

Sembra di capire che l’emissione di documenti irregolari e la celebrazione di matrimoni di comodo sia un reato minore, per la quasi totalità dei commentatori: se un sindaco ruba soldi, è grave, ma se sposa due finti fidanzati o firma una carta d’identità falsa… che sarà mai, è a fin di bene. Non è così. Il pubblico ufficiale è tale perché compie atti che attestano la verità. Il sindaco, l’ufficiale di stato civile o chi per lui registrano i fatti della vita dei cittadini (nascita, nome, matrimonio…). I dati confluiscono in registri che hanno efficacia dichiarativa erga omnes, cioè dichiarano il vero di fronte a tutti, sino a querela di falso. A è davvero coniuge di B? Il signor Mario Bernasconi è davvero Mario Bernasconi?

Per nessun motivo il pubblico ufficiale può sottrarsi a questo dovere di autenticità, o abdica all’essenza della sua funzione e commette un reato contro la fede pubblica. Se il cittadino non può più fidarsi della veridicità dei pubblici registri, lo Stato è finito. No, non è una battuta a effetto. Lo ripeto, a costo di essere noioso: lo Stato esiste per amministrare una popolazione su un territorio. Poi fa anche altre cose (economia, sanità, istruzione…), ma vengono dopo. Il compito primo dello Stato è amministrare i cittadini sul territorio allo scopo essenziale di garantire la loro sicurezza (ordine pubblico). Se i funzionari dello Stato registrano dati falsi, lo Stato non può più amministrare e perde la sua legittimità.

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Lo Stato che cade: in fondo, è questo che vuole chi attua queste e simili condotte, disposto a venir meno ai propri doveri pubblici per obbedire a un fine ideologico. Mai l’aggettivo «ideologico» sarà usato in modo più appropriato che in questi casi: è ideologico un fine costruito intellettualmente, che si allontana sempre più dalla realtà e diventa un dogma. Il «mondo senza frontiere» è un fine ideologico. Lo Stato, con le sue leggi e i suoi confini, è un ostacolo verso la sua realizzazione.

Corso «Il mondo in cinque giorni»E’ uno ostacolo per i marxisti, per i quali lo Stato è uno strumento di prevaricazione delle classi dominanti sulle classi oppresse: la distruzione dello Stato, allora, è un passo verso la costruzione di una dittatura globale di queste ultime. E’ un ostacolo per la Chiesa, per la quale l’unica forma di comunità è quella ecclesiale, tutto il resto è vanità. La Chiesa cristiana, in questo, è identica alla religione musulmana. La differenza è che la Chiesa è dovuta arretrare di fronte all’arrivo dello Stato laico e di diritto, conquistato con secoli di lotte contro l’assolutismo di papi e vescovi, mentre il mondo musulmano non ha ancora compiuto questo passo. Se in Europa lo Stato di diritto oggi cadesse, domani la Chiesa tornerebbe a spadroneggiare come faceva prima degli Illuministi. Gli unici che glorificano lo Stato sono i nazionalisti (oggi: sovranisti). Non come baluardo di legalità, però, ma come strumento di affermazione, anche violenta, di autarchia economica o di supremazia culturale e razziale, poiché incapaci, per ignoranza, di guardare oltre i propri confini.

Un mondo senza frontiere causerebbe più ingiustizie di quante ne sanerebbe, questo è certo, ma non importa. Ciò che importa è soddisfare il proprio bisogno di santità, laica o religiosa. Sentirsi buoni e dalla parte giusta, anche se per farlo ti servono migliaia di africani che si trasferiscono in Europa, dove devono «integrarsi» per far comodo a te, mentre con una frazione di ciò che spendi per «accoglierli» potresti aiutarli a crescere e vivere meglio nei loro Paesi, molto più in fretta ed efficacemente di quanto si creda. Ma no, bisogna realizzare il grande progetto del «mondo senza frontiere!» Chi cerca il significato del termine falsa coscienza, lo ha trovato.

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Ed ecco il secondo spunto che mi ha indotto a scrivere, forse il più forte. L’ho letto non una sola volta, in queste ore, e da persone non impreparate. Mi ha mostrato di cosa sia capace, chi reagisce a eventi come quello di Riace, pur di difendere un proprio costrutto ideologico. Emettere documenti irregolari a stranieri o sposare finti fidanzati, in generale violare la legge, in questi casi andrebbe giustificato, perché sarebbe un atto di resistenza analogo agli atti eroici di Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la seconda Guerra mondiale si finse ambasciatore spagnolo a Budapest e salvò migliaia di ebrei emettendo falsi passaporti; o di Oskar Schindler e di altri che fecero carte false per salvare vite in guerra.

Giorgio Perlasca e gli altri che salvarono vite durante fascismo e nazismo agirono nelle peggiori dittature e durante la più tragica guerra che la Storia ricordi. Furono eroi che con la disobbedienza, a rischio della vita, contrastarono odiose e illegittime leggi razziali. L’Italia non è una dittatura. Ha un governo che sta compromettendo la già precaria stabilità economica del Paese e lo sta ridicolizzando di fronte al mondo oltre ogni limite dell’immaginazione umana, ma è un Governo votato liberamente. Il Parlamento italiano fra cinque anni si scioglierà, si può sciogliere anche prima, per essere rinnovato con libere elezioni. Esistono partiti di opposizione pienamente liberi di agire, se si svegliano, e possono far sì che le prossime elezioni portino un esito diverso dalle precedenti. Il controllo reciproco fra poteri dello Stato e l’indipendenza della Magistratura potrebbero funzionare meglio ma funzionano, chi non ne è convinto studi cosa sta succedendo in Russia, Turchia o Venezuela, se ne convincerà. No, l’Italia non è una dittatura, mi spiace deludervi, non ci sono scuse.

In Italia non vigono leggi razziali. Le norme che regolano l’ingresso degli stranieri non sono leggi razziali: rispondono all’esigenza primaria dello Stato di amministrare il territorio e chi ci vive, per garantire l’ordine pubblico. Si fondano su principi riconosciuti in tutto l’Occidente e, se non piacciono, si possono cambiare seguendo le procedure costituzionali. Chi ha diritto d’asilo, lo ottiene secondo le convenzioni internazionali. Lasciamo stare Perlasca, Schindler e gli altri eroi, sperando che quei tempi non tornino più. Oggi, in Europa, non abbiamo bisogno di quegli eroismi e ancor meno di qualcuno che se ne impossessi per giustificare la propria falsa coscienza.

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Non ho dubbi che nel «modello Riace» vi siano aspetti di estremo interesse, da studiare per una migliore gestione delle migrazioni. Ha dei meriti. Non dimentichiamo una cosa, però: un «modello» che includa l’emissione di documenti falsi o la celebrazione di matrimoni finti, se ciò sarà confermato dai giudici, non è un modello. Si dice che i migranti vengono in Europa a «cercare una vita migliore?» Che «vita migliore» può fare, chi ha in tasca una carta d’identità illegale? Che esistenza ha di fronte, una donna sposata a un finto marito? Andiamo, su.

Infine, l’esultanza del Ministro italiano degli interni per l’arresto di un sindaco. Tralasciamo la clamorosa inopportunità delle dichiarazioni del ministro, il ragazzo è un po’ estroverso, lo sappiamo. Sul piano istituzionale, un paio di mesi fa, Salvini a Mosca fece uno scivolone simile: disse di sentirsi più sicuro in Russia che in Italia, dimenticando di essere lui il primo responsabile della sicurezza del suo Paese.

Il Ministro è ricaduto sulla stessa buccia di banana: in Italia, i sindaci sono un ingranaggio essenziale della macchina della pubblica sicurezza, che fa capo proprio al Ministro dell’interno. Se un sindaco è sospettato di aver falsificato i pubblici registri, c’è qualcosa che non funziona anche nel suo ministero. Se proprio non vuole dare spiegazioni, almeno taccia.

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