Il Canton Ticino e la difesa della lingua italiana

Fuori dai confini svizzeri è poco noto l’impegno del Canton Ticino nella difesa della lingua italiana all’interno della Confederazione elvetica. In questi giorni il Cantone ha una nuova occasione per esercitare la sua funzione di tutela dell’italiano, che è la terza lingua nazionale svizzera, dopo tedesco e francese.

Il preambolo alla Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino attribuisce al Cantone il «compito storico di interpretare la cultura italiana nella Confederazione elvetica.» I licei delle altre regioni linguistiche della Svizzera offrono la possibilità di scegliere l’apprendimento della lingua italiana nel programma che porta al conseguimento della maturità.

L’insegnamento dell’italiano, particolarmente nei Cantoni di lingua tedesca, ha avuto nei decenni scorsi una motivazione che andava oltre le esigenze interne della Svizzera: il gran numero di immigrati italiani giunti in Svizzera tra gli anni Cinquanta e Settanta iscrivevano i loro figli alle classi di italiano, affinché non perdessero completamente la loro lingua d’origine.

Con l’andar del tempo, l’immigrazione italiana si è progressivamente integrata nel tessuto locale: giunta alla seconda e terza generazione, la gioventù cresce spontaneamente parlando tedesco (anzi, svizzero-tedesco) e sente sempre meno il bisogno di coltivare la lingua italiana. D’altra parte, la maggior internazionalità dell’economia suggerisce ai giovani di concentrare il proprio studio sull’inglese, piuttosto che su una lingua considerata poco importante sul mercato del lavoro, come l’italiano.

In conseguenza, le classi di italiano si spopolano e i Cantoni di lingua tedesca propongono la loro abolizione per ragioni di bilancio. Già nel febbraio del 2011 il Cantone di San Gallo aveva proposto l’abolizione dell’insegnamento dell’italiano nei licei. E’ di queste settimane una proposta analoga del Cantone di Obvaldo, che indirizza gli studenti interessati a studiare italiano ai licei dei vicini Canton Lucerna e Canton Nidvaldo.

Di fronte a queste e altre analoghe proposte che toccano l’italiano e l’italofonia all’interno della Confederazione, il Canton Ticino reagisce. Nel caso di San Gallo, una serie di petizioni, incontri a livello parlamentare e governativo, scambi di corrispondenze e campagne informative sui media riuscirono a far recedere le autorità scolastiche sangallesi dal loro proposito.

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Non appena si è diffusa la notizia che anche il Canton Obvaldo intende intervenire sull’insegnamento dell’italiano, si è scatenata la medesima reazione, che ha già visto realizzarsi degli incontri fra autorità ticinesi e obvaldesi sull’argomento e si è sostanziata in una lettera della deputazione ticinese al Consiglio nazionale (i parlamentari eletti dal Canton Ticino al Parlamento svizzero) indirizzata al Consiglio di Stato e al Landamano (rispettivamente il Governo e il capo del Governo) del Canton Obvaldo, affinché ritornino sulla loro decisione.

La questione è ancora aperta e vi è da attendersi che lo resterà a lungo. E’ di oggi la notizia che il Consiglio di Stato (Governo) del Canton Ticino ha indirizzato due lettere al Consiglio federale (Governo nazionale) e ad alte autorità scolastiche della Confederazione, contestando la legittimità della decisione di abolire l’italiano nel Canton Obvaldo, che sarebbe contraria alle norme che regolano il conseguimento della maturità svizzera.

E’ interessante notare come le questioni linguistiche, in un Paese plurilingue come la Svizzera, sollevino sempre animate discussioni: dalla vicenda di Obvaldo è nato un dibattito che perdura ormai da giorni, nel quale si confrontano varie opinioni sul ruolo della lingua italiana e dell’italianità all’interno della Confederazione. E’ utile ricordare che l’italiano in Svizzera non è parlato come lingua ufficiale solo nel Canton Ticino, ma anche nelle valli italofone del Canton Grigioni, unico Cantone svizzero trilingue già al suo interno.

La difesa dell’italiano in Svizzera non è importante solo per questo Paese e per il Canton Ticino, ma anche per l’Italia e per la cultura italiana in generale. Che un Paese dove si parlano altre tre lingue ufficiali mantenga in tutte le sue regioni l’insegnamento dell’italiano nei licei, significa che un certo numero di persone di buona scolarizzazione ha almeno un’occasione nella vita di confrontarsi con la nostra lingua e la nostra cultura. In un mondo nel quale le lingue, grazie alla facilità di comunicazione, si stanno organizzando secondo meccanismi sempre meno legati ai classici confini nazionali, è un’opportunità da non trascurare, indipendentemente da valutazioni numeriche o economiche.

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Un ruolo non meno importante lo ha giocato il Canton Ticino nella nascita e approvazione della nuova Legge federale svizzera sulle lingue e la comprensione tra le comunità linguistiche, in vigore dal 1° gennaio 2010, che prevede, tra l’altro, un’apposita sezione dedicata alla difesa della cultura italiana e romancia nella Confederazione elvetica. Secondo il censimento dell’anno 2000, la popolazione svizzera parla per il 63,7% tedesco, per il 20,4% francese, per il 6,5% italiano e per lo 0,5% romancio (nel Canton Grigioni). I restanti si riconoscono in altre lingue non ufficiali nella Confederazione (particolarmente quelle della ex Jugoslavia). In questo contesto, fra i temi più caldi sostenuti dal Canton Ticino durante il percorso di elaborazione e approvazione della legge vi era la necessità di un’adeguata presenza di funzionari di lingua italiana all’interno della pubblica amministrazione federale, alla quale ogni cittadino svizzero deve potersi rivolgere nella propria lingua.

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