Ancora su Marcello Foa, dalla Svizzera

Giornali su legno | © Kara
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In Canton Ticino viene depositata un’interrogazione parlamentare sul ruolo di Marcello Foa come docente dell’Osservatorio europeo del giornalismo presso l’Università della Svizzera italiana. Chiede al Governo ticinese di verificare se la presenza di Foa come docente sia sufficientemente indipendente per garantire il pluralismo dinanzi agli studenti. 


 

In Italia si torna a parlare di Marcello Foa alla testa della RAI. E’ utile informare i lettori su una novità intervenuta dopo le notizie che avevo riportato in un precedente intervento. Qui, in Canton Ticino, è stata depositata un’interrogazione parlamentare sul ruolo di Foa come docente dell’Osservatorio europeo del giornalismo presso l’Università della Svizzera italiana. Qualche dettaglio.

Il 20 agosto, il granconsigliere Matteo Quadranti, del Partito liberale radicale ticinese, partito di maggioranza relativa in Gran consiglio, ha depositato un’interrogazione al Consiglio di Stato. Per chi legge da fuori Svizzera, il Gran consiglio incarna il potere legislativo della Repubblica e Cantone Ticino (parlamento). Non è paragonabile a un Consiglio regionale italiano, poiché le competenze di un Cantone, in quanto Stato formante con altri 25 Cantoni la Confederazione svizzera, sono ben superiori a quelle di una Regione italiana. In Svizzera, il Cantone è l’ente giuridicamente sovrano sul territorio, non una suddivisione amministrativa dello Stato centrale. Il Gran Consiglio del Canton Ticino si compone di 90 granconsiglieri (parlamentari). Fra gli strumenti a loro disposizione, l’interrogazione consente ai parlamentari di porre quesiti al Consiglio di Stato, che detiene il potere esecutivo (governo), articolato in dipartimenti (paragonabili a ministeri). L’interrogazione di Matteo Quadranti, che in Ticino è anche un noto avvocato (qui i parlamentari hanno rinunciato al titolo di «onorevole»), è rivolta al Dipartimento dell’educazione, cultura e sport, che ha competenza sull’istruzione e pertanto sull’Università.

Afferma il granconsigliere Quadranti, nella sua interrogazione, che vista «la vicinanza [di Marcello Foa] a Putin […] e alle teorie sovraniste di [Matteo] Salvini […], si ritiene utile interpellare il Governo ticinese affinché con l’Università della Svizzera italiana verifichi cosa sia più opportuno fare.» Sembra infatti che Foa, «pur con tutte le esperienze giornalistiche avute nella sua carriera senz’altro ricca ed interessante, non disponga di un titolo di professore universitario accreditato secondo gli usuali […] criteri riconosciuti dalle varie università elvetiche.» Il parlamentare prosegue osservando che «dal 2004, per diversi anni, Foa risulta aver tenuto corsi di giornalismo e comunicazione sia a livello di Bachelor che di Master anche all’Università della Svizzera italiana, dove insegna Comunicazione e media nell’ambito delle relazioni internazionali.»

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L’avv. Quadranti, in chiusura della sua interrogazione, «al fine di garantire la qualità degli studi all’Università della Svizzera italiana e una corretta e indipendente (non politicizzata) attività dell’Osservatorio europeo di giornalismo presso l’Università, a favore dell’informazione e non della disinformazione» chiede al Governo ticinese di verificare se la presenza di Marcello Foa come docente sia sufficientemente «indipendente o anche solo opportuna» per garantire il pluralismo dinanzi agli studenti, anche alla luce delle polemiche emerse intorno alla sua nomina in RAI. Inoltre, il parlamentare chiede di verificare se i titoli accademici posseduti consentano a Foa di insegnare in università, e se vi siano altre ragioni per le quali è stato scelto come docente, in particolare secondo quali «criteri e meriti scientifici» e con quale remunerazione abbia svolto tale attività.

Corso «Il mondo in cinque giorni»I virgolettati sono tratti dal testo dell’interrogazione parlamentare, facilmente reperibile sul sito del Gran consiglio del Canton Ticino. Il Consiglio di Stato ha 60 giorni di tempo per rispondere alle interrogazioni, a decorrere dal loro deposito. Dovrà perciò prendere posizione sulle richieste del granconsigliere Quadranti entro il 20 ottobre.

Quale che sarà la risposta del Governo cantonale, il fatto assume una certa rilevanza, dopo le dimissioni di Foa dalla direzione dell’editoriale che pubblica Il Corriere del Ticino, maggior quotidiano della Svizzera italiana. Dopo una lunga presenza alla testa dell’editrice, durante la quale Foa ha svolto anche un’attività di riorganizzazione d’impresa non senza meriti, il suo ruolo è stato spesso al centro del dibattito per le mai nascoste posizioni filorusse. Nella stessa interrogazione, Quadranti lo definisce «giornalista controverso a cui vengono quantomeno rimproverate diverse notizie false.»

L’incontro del marzo scorso a Milano tra Foa, Matteo Salvini e l’ideologo della destra sovranista USA Steve Bannon, testimoniato prima da un giornalista AGI e poi ripreso da un’inchiesta del settimanale italiano «L’Espresso» – rispetto alla quale Foa ha opposto smentite – sembrano aver rapidamente creato disagio, qui, intorno al giornalista milanese, non tanto per le posizioni politiche dei protagonisti, ma perché difficilmente compatibile con il suo ruolo. Non è stato allontanato dal giornale, ma si è notato che Foa ha dato le dimissioni dal Corriere del Ticino il giorno stesso della sua candidatura ai vertici RAI, prima ancora di avere conferma della propria nomina. Mentre in Italia la sua stella continua ad ascendere verso i piani alti della RAI, qui in Ticino, come dimostra l’interrogazione del granconsigliere Quadranti, ci si pone domande sul suo ruolo e sull’opportunità che continui a tenere corsi universitari, dopo gli eventi degli ultimi mesi.

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Non risulta che l’interessato abbia sinora preso posizione, rispetto agli argomenti rappresentati nell’interrogazione. Per la risposta del Governo ticinese, come detto, bisognerà attendere ancora una ventina di giorni.

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