Siria, nuovo attacco USA: cinque risposte

Gioco di scacchi su sfondo di bambino | © Michal Parzuchowski
Gioco di scacchi su sfondo di bambino | © Michal Parzuchowski

La Russia reagirà agli attacchi degli Stati uniti? Risponderà su altri fronti di guerra, ad esempio in Ucraina orientale? Ci sono oppure no, le prove che il regime di al-Asad abbia utilizzato armi chimiche e, in questo caso, non ci sono metodi diplomatici per dissuadere il regime siriano dal continuare a usarle? Cos’è diventata la Siria oggi per il mondo? Proviamo a rispondere.


 

La Russia reagirà agli attacchi degli Stati uniti e scatenerà la terza Guerra mondiale? E’ improbabile. Gli Stati uniti hanno informato la Russia nei giorni scorsi in merito all’attacco. I russi hanno allontanato i loro armamenti dagli obiettivi interessati. Le forze militari russe in Siria bastano appena a garantire il controllo territoriale e politico sul Paese, non sembrano in grado di reggere un confronto più ampio. Per qualche ora e qualche giorno sentiremo e leggeremo dichiarazioni rabbiose da parte di Putin, Lavrov e simili, ma difficilmente altro. La Russia è economicamente abbattuta, non può permettersi un conflitto globale se non in caso estremo.

La Russia reagirà su altri fronti di guerra, ad esempio in Ucraina orientale? E’ più probabile, ma anche questo non sembra alle viste. Mosca fa ogni sforzo per affermare che nel conflitto ucraino non sono coinvolti militari russi. Se ora Putin risponde a un attacco statunitense in Siria con azioni militari in Ucraina orientale, fornisce lui stesso la prova di ciò che tutto il mondo sa già e lui continua a negare: gli eventi in Ucraina orientale sono controllati da Mosca.

Ci sono prove che il regime di al-Asad ha utilizzato armi chimiche? La questione delle prove contiene una dose nociva di ipocrisia ed è fatta per disorientare un’opinione pubblica sempre più ingenua. Se aspettassimo le prove dirette, non potremmo punire una quantità di delitti neppure nel diritto penale nazionale. Indizi molteplici, univoci e concordanti hanno valore di prova. Lo stesso vale nel diritto internazionale. Prove dirette se ne potranno dare ben di rado, ma ci sono quantità sufficienti di indizi che il regime di al-Asad utilizza armi chimiche (che si tratti di cloro o di qualunque altra cosa, classificata in qualunque modo dalle organizzazioni internazionali, rileva solo formalmente).

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Non ci sarebbero metodi diplomatici per dissuadere il regime di al-Asad dall’uso di armi chimiche? No.

Cos’è oggi la Siria? Un festival delle ipocrisie. Per la Russia, l’Iran e la Turchia si tratta di allargare una zona di influenza e un emisfero in cui società chiuse e autoritarie sfidano il modello occidentale di società aperta; per gli Stati uniti si tratta della volontà di un Presidente incapace e della sua confusa amministrazione di mostrare di esistere; per al-Asad si tratta di mantenere il potere che ha ereditato da suo padre. A Pasqua il Papa ha pronunciato un appello per «l’amata e martoriata Siria:» intanto però i cristiani di Siria e i loro vescovi sostengono con decisione proprio il regime di al-Asad, perché il monocrata siriano, con astuto calcolo politico, ha sempre garantito ai cristiani favori e libertà di culto.

E’ anche per il decisivo sostegno dei cristiani, che al-Asad può lanciare attacchi di ogni tipo sulla popolazione della «martoriata Siria» tanto amata dal Papa e riconquistare il Paese centimetro per centimetro, cadavere per cadavere, sotto il suo ombrello insanguinato.

>Originale in lingua tedesca (traduzione italiana dell’autore)

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