Perché la Romania

Perché occuparsi della Romania, un Paese al quale ci legano molte affinità storiche e culturali, ma un’attualità non sempre facile? Studiare il processo a Nicolae Ceaușescu è ancora una volta un modo per «cercare di capire,» frase che in realtà nasconde un «cercare di giustificare?» un regime pluridecennale?

Molti Romeni hanno cercato e trovato in Italia e in Svizzera la possibilità di ricostruire la propria vita e quella delle proprie famiglie, dopo la Rivoluzione del 1989. Non vanno dimenticate, dall’altra parte, le migliaia di Italiani e Svizzeri trasferitisi in Romania, dove hanno avviato attività economiche e rapporti commerciali.

A proposito dei Paesi dell’Est vi è ancora chi pensa che noi Europei occidentali, negli anni in cui là dominavano i regimi comunisti, fossimo altrove. Non è così: mentre in Romania i dissidenti finivano in manicomio e in Russia morivano «suicidati,» in Germania e in Italia si cadeva sotto le armi dei terroristi. Dietro a quei fatti, apparentemente lontani fra loro, vi era una stessa idea di società, fondata sulla prevaricazione, che produce gli stessi danni di qualunque colore sia. Non è difficile trovare inquietanti ritorni persino nell’assordante, confuso dibattito sociale di oggi, dove le ideologie hanno preso forme di religioni e potentati economici che spingono per imporsi con la forza.

A volte è necessario rifiutarsi di chiamare le cose con il loro nome, se questo è troppo carico di passato. Appena si cita l’ideologia Tizia, si alza chi dice che in fondo qualche vantaggio l’aveva, mentre quella davvero cattiva era l’ideologia Sempronia; si accusa la religione di altri di istigare alla violenza, ma poi ci si accorge che i sacerdoti della propria sono stati collusi per decenni con dittature sanguinarie. Per tacere di interi popoli soggiogati da governi guidati unicamente dagli interessi dell’industria bellica o estrattiva. Bisogna proprio continuare a discutere per stabilire chi sia il meno peggio?

Cosa c’è veramente dietro un regime si vede nella difesa prepotente e sgrammaticata che Nicolae ed Elena Ceaușescu fecero di se stessi durante il loro processo, nei loro gesti di spregio. Un processo celebrato secondo un codice di procedura penale certo non garantista, ma che Ceaușescu stesso aveva emanato, mai immaginando che proprio lui e sua moglie sarebbero finiti stritolati dai suoi ingranaggi. Una tragica ironia della storia, che diventa l’emblema di un’epoca che ci ha segnati tutti, in forme diverse, all’ovest e all’est.

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