«Leggere» un processo

Gli atti giudiziari hanno fama di essere letture tecniche, riservate ai giuristi. A volte è così, altre volte no. Quando l’oggetto di una causa tocca la vita quotidiana o è una materia d’interesse collettivo, gli atti di un processo diventano diari che narrano un’epoca. Così, i fatti, che (diceva Bulgakov) «sono la cosa più ostinata di questo mondo», escono dalle carte bollate e prendono vita davanti al lettore, dimenticando le formalità del diritto.

La lettura degli atti di un processo riporta le passioni e le sfide di uomini colti nel momento in cui fanno i conti con le loro azioni, devono difendersi o difendere, giudicare o rendere una testimonianza, sapendo che in questi ruoli decidono della vita propria e altrui.

Il processo che sancì la condanna di Nicolae ed Elena Ceaușescu pose fine in Romania non solo al regime comunista, ma a più di vent’anni di una stravagante dittatura bicefala. Il procuratore militare finì di compilare il suo atto d’accusa scrivendo sulle ginocchia, seduto nell’elicottero che lo portava da Bucarest a Tîrgoviște. Il processo si celebrò in una caserma, armata fino ai tetti, mentre, fuori, cortei di dimostranti scandivano: «Olè, olè, olè, Ceaușescu più non c’è!» Le arringhe dei due difensori d’ufficio si trasformarono esse stesse in roventi requisitorie. Al «voi» si alternava irritualmente il «tu,» non mancarono neppure alcune magistrali battute di quell’ironia dell’assurdo tanto cara alla lingua romena. Il processo doveva finire in fretta, perché, a Bucarest, nelle stesse ore, centinaia di cittadini trovavano la morte sotto i colpi delle forze rimaste fedeli al regime.

Giudici, avvocati e imputati di un processo non parlano mai a caso: i due Ceaușescu, il collegio giudicante, i difensori e il procuratore diedero vita a un procedimento controverso, che fornisce a ogni passo spunti per conoscere le condizioni reali della Romania e di molti altri Paesi dell’Est Europa prima della caduta della Cortina di ferro.

Leggere la trascrizione di quell’udienza significa farsi coinvolgere dalla rabbia e dal coraggio di milioni di cittadini, prima sedotti dalla promessa di un futuro radioso e poi abbandonati, a fare ore di coda per una pagnotta di pane stringendo in mano la tessera del razionamento.

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