Il discorso del Re

Il 25 ottobre 2011, giorno del suo novantesimo compleanno, il Re Michele I di Romania, regnante sino al 1947, ha tenuto un discorso dinanzi al Parlamento romeno in seduta congiunta di Camera e Senato. Da 64 anni il sovrano non si rivolgeva alla Nazione, che dopo la caduta del regime comunista nel 1989 è oggi una repubblica parlamentare.

Particolarmente interessante, per un osservatore esterno, il discorso introduttivo del Presidente del Senato, Mircea Geoana, che ha riassunto i motivi che hanno indotto il Parlamento a invitare il sovrano a tenere un discorso in un contesto così solenne. Utilizzando senza alcun pudore l’espressione «Sua Maestà», il Presidente del Senato ha sottolineato che il discorso del Re dinanzi al Parlamento repubblicano è un segno di ritrovata normalità istituzionale e un atto di riconoscenza per i servizi resi dalla monarchia alla libertà e indipendenza del Paese. L’invito al sovrano è un’ulteriore prova che «la parentesi comunista è ormai perfettamente chiusa» e che è necessario «esorcizzare i demoni del passato per evitare errori nel futuro».

I parlamentari hanno accolto il sovrano in piedi e con un lungo applauso, preceduto dall’esecuzione dell’inno nazionale. Negli otto minuti del suo discorso, il monarca ha sottolineato i progressi compiuti dal Paese nell’ultimo ventennio ma non ha mancato di ammonire sul cammino ancora da fare, in particolare nella costruzione delle infrastrutture «che sono parte della nostra forza come Stato indipendente», e ha ricordato quanti Romeni ancora vivono in condizioni di povertà e difficoltà.

Con un implicito riferimento alla Repubblica di Moldova, Michele I ha affermato che le parti di popolazione e di territorio romeno separate a causa delle spartizioni seguite alla Seconda guerra mondiale dovranno decidere autonomamente se restare indipendenti o riunirsi alla Romania. Ha infine esortato i Romeni ad avere fiducia nelle istituzioni democratiche, concludendo di poter concepire la Romania solo come «eredità dei nostri avi e terra ricevuta in prestito dai nostri figli».

Particolarmente toccante il momento in cui l’anziano sovrano ha ricevuto l’alto riconoscimento del Collare della Camera dei Deputati e ha salutato visibilmente emozionato l’intero Parlamento prima con la mano sinistra, poi con la destra, per poi allontanarsi barcollando con la sua esile figura.

Legga anche:  Lettera aperta al direttore de «La Stampa»

Nonostante il clima di festa e apparente consenso, non tutti hanno salutato l’evento con favore. Si è notata in particolare l’assenza dalla solenne cerimonia del capo del Governo Emil Boc e del Presidente della Repubblica Romena Traian Băsescu.

Re Michele I di Romania aveva lasciato il suo Paese nel 1947, alla caduta della Romania nella sfera d’influenza sovietica, costretto ad abdicare con un atto la cui legittimità è discussa ancora oggi. Ha trascorso buona parte del suo esilio nella Svizzera francese, ma anche in Inghilterra e in Italia, presso Firenze. Il suo rientro in Romania non è stato facile. Al primo tentativo, nel 1990, fu espulso. Tornò nel 1992 con il consenso del Governo, ma nel 1994 fu nuovamente dichiarato persona non grata. La riconciliazione definitiva è avvenuta solo nel 2001, quando l’ex sovrano fu invitato ufficialmente a rientrare nel Paese.

Commentare questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*