L’assassinio di Jo Cox: Europa, quo vadis?

L’assassinio della parlamentare del Regno unito Jo Cox è una grave, ma ancora limitata avvisaglia di ciò che diventerebbe l’Europa se si togliessero i lacci dell’Unione europea, che costringono i Paesi membri alla cooperazione. Il carnefice della parlamentare inglese è un nazionalista, probabilmente squilibrato, certamente non rappresentativo della maggioranza di coloro che sostengono l’uscita del Regno unito dall’Ue, ma credo che sia tempo di finirla di giudicare gli atti e i loro autori solo considerando se siano o no rappresentativi di una maggioranza.

I peggiori fenomeni sociali nascono da minoranze che rompono delle norme di comportamento. Un crescente numero di persone, allora, che sino a quel momento dinanzi a quelle norme si era fermato, si sente autorizzato a scavalcarle, e la slavina cresce. Qualcosa di analogo sta accadendo negli Stati uniti con l’entrata in scena di Donald Trump. Le spinte nazionalistiche dalle quali nacquero le dittature europee degli anni Trenta, fascismo e nazismo, presero corpo prima in minoranze rissose e bizzarre, fatte proprio di poveretti in cerca di protagonismo e rivalsa. Non faticarono a diventare maggioranze anche elettorali, per la paura o la sincera adesione di molti.

Lo scopo dell’Unione europea, ricordiamolo, nata dopo due sanguinose guerre mondiali, è quello di ridurre le spinte nazionaliste degli Stati membri attraverso la cooperazione e l’istituzione di meccanismi politici, economici e sociali capaci di creare un’interdipendenza che escluda la possibilità di conflitti europei, rimuovendone la causa, cioè l’interesse di una Nazione ad aggredirne un’altra per affermare e accrescere la propria potenza. Non illudiamoci: se l’Unione europea dovesse cadere o indebolirsi fino a diventare irrilevante, non tarderemmo ad assistere a nuovi conflitti sul suolo europeo.

Con «conflitti» intendo guerre di armi, che scoppierebbero intorno al controllo delle fonti di energia, per espansionismo economico, per imporre una preminenza culturale, per crearsi «spazio vitale:» il Lebensraum del generale Haushofer, che Hitler, per chi l’avesse dimenticato, fece suo in quel Mein Kampf che qualcuno ha pensato bene di distribuire gratuitamente in Italia, nei giorni scorsi.

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Il capo del Governo inglese, David Cameron, sta misurando in questi giorni il clamoroso errore che ha compiuto, con l’indizione del referendum sull’uscita del Regno unito dall’Unione europea, non importa quale sarà il suo esito. Anche lui ha rotto una norma non scritta: dall’Unione europea non si esce, perché le motivazioni dell’Unione vanno ben oltre le questioni interne di bottega, le storie sulle assicurazioni sociali agli stranieri e mille altre ridicole questioni che si possono regolare in altri modi, se si vuole.

E’ in folta compagnia, Cameron: la generazione dei leader «quarantenni,» saliti al potere con lo slancio della gioventù, dimostra non solo in Gran Bretagna, ma anche in Italia e altrove, tutta la sua sopraffina abilità tattica, che si accompagna però a una clamorosa mancanza di intelligenza. Intanto c’è chi comincia a rimetterci la vita.

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