Ucraina, Olanda, olio d’oliva ed elettori

Olanda, mulino a vento | © Sara Winter
Olanda, mulino a vento | © Sara Winter

Superato di poco il quorum richiesto, ieri gli elettori olandesi hanno respinto con decisione la ratificazione dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. Quante elettrici ed elettori saprebbero spiegare esattamente contenuto e spirito dell’accordo che hanno respinto? Pochissimi. Probabilmente la maggior parte confonde un accordo di associazione con l’adesione all’Unione europea.


 

Di quest’ultima, però, con l’Ucraina non si è parlato. Di sicuro, gli elettori fanno tutt’uno di queste due cose e della crisi dei migranti. Tra questi votanti vi sono anche cittadini che secondo il motto: «Aiutiamo i migranti nei loro Paesi» schiumano d’ira contro la situazione geopolitica che stiamo vivendo. Forse sono gli stessi uomini e donne che nel luglio 2014 versarono litri di lacrime e dissero peste e corna delle Russia, quando un aereo della Malaysia Airlines, con quasi 200 cittadini olandesi a bordo, fu abbattuto su un territorio dell’Ucraina orientale controllato da ribelli filorussi. Questi elettori non comprendono quanto il risultato di ieri rallegri proprio la Russia. Un accordo di associazione con l’Ucraina non è nell’interesse dell’Unione europea, questo dicono i suoi detrattori.

Tutto il contrario. E’ nel nostro interesse di europei, oggi come non mai, costruire alle nostre frontiere una cintura di Paesi quanto più possibile stabili, non importa se si chiamano Ucraina, Turchia, Tunisia o quel che si vuole. Nelle scorse settimane, l’Unione europea ha approvato l’importazione senza dazi di determinate quantità di olio d’oliva tunisino. Il provvedimento intende contribuire alla ripresa dell’economia della Tunisia. La decisione ha sollevato le vive proteste dei produttori di olio italiani: no alla concorrenza africana! Tra questi cittadini irati si troveranno molti individui che dopo gli attentati di Parigi e di Bruxelles hanno urlato tutta la loro indignazione. La Tunisia non è un Paese perfetto, ma si è risollevata meglio di altri, nella sua regione, da decenni di dittatura. Vogliamo vedervi crescere nuovi focolai di terrorismo? L’Ucraina fatica nella lotta contro la corruzione. Chi conosce la situazione di Kiev, sa che l’accesso al mercato europeo è vitale, affinché l’Ucraina diventi per noi un vicino stabile, alla frontiera con una Russia ogni giorno più inquieta e imprevedibile.

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E’ nell’interesse della nostra sicurezza impiegare ogni mezzo affinché questi e altri Stati diventino per noi partner stabili e affidabili: accordi di associazione, facilitazioni alla cooperazione transfrontaliera, accordi di libero scambio. Avere sulla soglia di casa Paesi poveri e popoli inquieti non ci aiuta.

La casalinga di Voghera, di Berlino, di Zurigo o di Rotterdam può vedere queste relazioni? Ha bisogno di un’informazione corretta. Le serve una buona formazione scolastica. Si attende, dalla politica, rappresentazioni oneste dei fatti. Tuttavia, ben pochi organi d’informazione possono e vogliono presentare gli eventi in modo esatto e completo. Negli ultimi decenni, la formazione scolastica si è fatta sempre più lamentevole. Sempre meno individui hanno i presupposti per giudicare con le proprie forze situazioni complesse. Nel referendum tenutosi in Olanda, come in altre votazioni avvenute in altri Paesi, l’estrema destra e l’estrema sinistra, che per tutto il resto non hanno nulla in comune, si sono unite per uno stesso risultato.

Le fonti di finanziamento di molti partiti europei delle ali estreme sono oscure, sembra sempre più chiaramente che sgorghino nell’Est più profondo. Qualcuno ha una pallida idea di tutto ciò, quando getta con un sorrisino la sua scheda elettorale nell’urna e vota «finalmente contro questa Europa?» | >Originale in lingua tedesca (Traduzione italiana dell’autore).

2 commenti

  1. Grazie per le lucide osservazioni! Giulia Corazza

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