Nessun genocidio nella ex Jugoslavia?

Filo spinato | © mitrija
Filo spinato | © mitrija

Cresce la manifesta disapprovazione per la recente sentenza della Corte internazionale di giustizia, che non riconosce il crimine di genocidio nei fatti avvenuti durante il conflitto nella ex-Jugoslavia  (non del Tribunale penale internazionale, come erroneamente riferito da molti media), che non ha accertato il crimine di genocidio nei fatti accaduti durante il conflitto tra Serbia e Croazia seguito alla dissoluzione della Jugoslavia. La lettura della sentenza aiuta a comprenderne le motivazioni.

In fatto, si tratta delle uccisioni, torture, violenze sessuali e maltrattamenti, privazioni di cibo e medicinali, espulsioni e trasferimenti forzati commessi in diverse regioni della ex-Jugoslavia.

In diritto, la Convenzione delle Nazioni unite sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio del 9.12.1948 definisce il genocidio, all’art. II, con una serie di elementi oggettivi tra cui «l’uccisione di membri di un gruppo, lesioni gravi […], sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale,» etc. L’elemento soggettivo della violazione è il dolo specifico (dolus specialis), consistente nella commissione dei fatti con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Nelle sue conclusioni, la Croazia, attrice, chiedeva alla Corte di accertare se i fatti commessi da agenti serbi contro popolazioni croate costituissero crimine di genocidio. In sede riconvenzionale, la Serbia, convenuta, chiedeva a sua volta il medesimo accertamento, per fatti analoghi commessi da agenti croati contro popolazioni serbe.

Benché la Corte abbia, non completamente, ma ampiamente riconosciuto lo svolgimento dei fatti oggettivi dedotti in atti dalle parti, sulla base dei dati probatori esistenti non ha potuto accertare l’elemento soggettivo, ossia l’intenzionalità specifica degli agenti di distruggere un gruppo etnico. Come noto, pur accertato il fatto tipico oggettivo, se non è possibile dimostrare l’elemento soggettivo prescritto dalla norma, la fattispecie non si perfeziona.

Per questi motivi la Corte non ha potuto far altro che affermare l’impossibilità di accertare il realizzarsi dell’evento previsto dalla norma rispettiva. Dai media, poi, la sentenza è stata riportata quasi come se la Corte avesse negato il verificarsi di atroci violenze in quel conflitto, che tutti tristemente ricordiamo.

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Compito di un Tribunale è accertare la corrispondenza di una fattispecie nei suoi elementi oggettivi e soggettivi al dettato della norma. La Corte si attiene, in ciò, ai fatti dedotti dalle parti nei rispettivi atti e, a dipendenza della procedura, sui rilievi svolti da eventuali inquirenti. In nessun caso rientrano nel giudizio della Corte considerazioni di carattere storico, politico o morale. Il giudizio può suscitare perplessità, ma la logica giuridica della sentenza è stringente e il Tribunale si è attenuto né più né meno che ai suoi compiti giudiziari e nomofilattici.

Altro è il giudizio storico sui fatti, che resta inalterato, come le valutazioni umanitarie e morali. Queste ultime, evidentemente, non possono che essere di esecrazione e condanna. Quanto all’aspetto storico, proprio sabato, durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza, a Monaco di Baviera, in una sessione dedicata ai conflitti europei dopo la caduta degli Stati comunisti la rappresentante della Moldova ricordava, a proposito di questa sentenza, che il superamento dei postumi delle atrocità accadute nella ex Jugoslavia potrà avvenire non tanto guardando all’indietro o alla loro classificazione giuridica, che giunge molto tardiva, ma al futuro delle relazioni fra quei popoli, votati a una comune appartenenza all’Unione europea. Sarà quello l’alveo in cui la sanguinosa tragedia serbo-croata e bosniaca troverà, con il tempo, una sua elaborazione, come già avvenuto fra gli altri Paesi del nostro continente, che nella costruzione di un comune presente europeo hanno saputo superare le immani tragedie di due guerre mondiali.

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