Esempio di pessima informazione

Il caso delle risate sull’Italia durante la conferenza stampa di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy può essere preso ad esempio del cattivo modo in cui in Italia i media talvolta rappresentano i fatti: non solo per evidenti servitù di parte, ma per una imperdonabile superficialità di chi, particolarmente in questo momento difficile, amministra le informazioni che passano attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Chi, come me, ha effettivamente ascoltato la conferenza stampa e lo ha fatto senza la mediazione di traduttori o comunicati preconfezionati, ha capito senza alcun dubbio che la risata ironica di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel non era rivolta all’economia o al Paese Italia, ma aveva un preciso obiettivo personale, così come le affermazioni seguite alla risata stessa e alla domanda della giornalista che l’ha stimolata.

L’Italia versa in una situazione economica molto grave, peggiore di come viene rappresentata agli Italiani. Non serve sottilizzare su quali numeri siano migliori o peggiori. L’avanzo primario è superiore, ma il deficit pubblico totale è peggiore di altri Paesi; l’indebitamento privato è inferiore, ma la burocrazia frena lo sviluppo più che altrove. Alla fine, si corre sul posto. Quale che sia la situazione, l’Italia soffre verso l’esterno di un’enorme mancanza di credibilità di chi la rappresenta nelle sedi internazionali dove in questi mesi si prendono decisioni di portata epocale.

L’inaffidabilità dell’Italia rimonta addietro, praticamente alla sua nascita come Stato unitario. Il fenomeno, però, è venuto gravemente peggiorando a causa di atteggiamenti personali non accettabili nei consessi internazionali. Stupirà, ma non mi riferisco qui a «una» persona: se così fosse, basterebbe sostituire quella e qualche suo accolito.

Chiunque conosca a fondo le lingue nelle quali si è tenuta l’ormai celebre conferenza stampa e la mentalità tedesca e francese, ha capito al volo che il «discorso tra amici,» come la signora Merkel ha definito il suo colloquio con il capo del Governo italiano, non era un’espressione di cortesia, ma significava: «Per questa volta gliel’ho detto ancora con le buone.» Il riferimento alla «grande economia italiana» era tutt’altro che un elogio, ma una precisa richiesta di assunzione di responsabilità corrispondente al ruolo, sinora mancante.

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Eppure, i media italiani (tutti, anche quelli che affermano di andare controcorrente) hanno ignorato questo quadro e colto la risata di Merkel e Sarkozy come spunto per rinfacciare a Francia e Germania i loro problemi: se tu ridi di me, io ti sbeffeggio con i tuoi guai.

Sarkozy in Francia ha certamente molte difficoltà. La signora Merkel è sotto attacco in casa propria e le si possono rimproverare lentezze e indecisioni. L’impegno che Germania e Francia stanno profondendo per gestire la crisi economica nella zona euro, però, non ha eguali. Se il salvataggio riuscirà, consegnerà questi due Paesi alla Storia.

Se, a negoziare per l’Italia, al posto del presidente del Consiglio X, del ministro Y o del funzionario Z vi fosse qualcun altro, cambierebbe qualcosa? No. Ecco perché è persino inutile fare dei nomi. L’ora è difficile e richiederebbe persone libere e capaci. Queste, però, non si vedono, sotto nessuna bandiera di partito. Così, mentre a Roma si chiacchiera, a Berlino e a Parigi si decide.

La crisi dell’euro non ha precedenti storici. I maggiori esperti di economia sono discordi sul da farsi. Potrebbe essere gestita da tre Paesi: Germania, Francia e Italia, le tre principali economie industrializzate dell’eurozona. In Francia e Germania i responsabili elaborano idee, cercano e ottengono ampi consensi sociali e parlamentari, portano proposte concrete, magari sbagliano, ma fanno. Spagna e Irlanda stanno recuperando posizioni. La Grecia sta dimostrando una coerenza che le è valsa, oggi, un applauso a scena aperta in Parlamento, a Berlino, quando la signora Merkel ha elogiato i sacrifici che la popolazione greca sta affrontando sulla via del risanamento. In Italia? Se anche s’indicessero oggi elezioni generali, non si vede chi potrebbe avere la credibilità interna ed esterna per elaborare e attuare provvedimenti liberi dai lacci di consorterie, corporazioni o classi sociali che chiedono ciascuna il suo ormai indifendibile tornaconto.

Essere oggetto di sarcasmo può dispiacere. Che in questo contesto Germania e Francia si limitino a una risatina e a un buffetto sulle guance, tutto sommato, è il meno peggio. Converrebbe, all’Italia, incassarli senza troppi distinguo e tirarsi su le braghe, per andare in Europa, a fianco dei suoi potenti vicini, a occupare il posto che meriterebbe.

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6 commenti

  1. Articoli come questo sono cosa rara in questo periodo… Anche io ho ascoltato la conferenza senza traduzioni e ho avuto la stessa tua percezione.
    Come tu dici giustamente, i nostri problemi sono cosa ben vecchia, hanno una radice estremamente antica, anzi forse culturale. Diciamoci la verità: il fatto che siamo sempre derisi e additati quasi ci piace, fa parte del nostro essere. Nessuno si indigna di questo e di tanti altri comportamenti e da qua mi nascono un mare di domande, che, purtroppo, non sempre trovano risposta. Poveri noi…

    • Di questi tempi, che nessuno si «indigni» sembra quasi una buona notizia… Bisognerebbe che qualcuno «facesse», ma latita. Dum Romae consulitur…

  2. Bravo Luca!

  3. E’ verissimo che la nostra situazione è tragica e che non siamo in grado di prendere decisioni, ma io sono convinta che se al posto di chi ci rappresenta ci fosse una persona autorevole, di cui siamo ben forniti (vedi BCE) le cose cambierebbero. D’altrone questa è la democrazia……

    • Gentile Elena,

      E’ vero, le persone autorevoli in Italia non mancano, ma è loro precluso l’accesso alle posizioni decisionali. Si tengono volutamente lontane dall’agone politico, dal quale uscirebbero sonoramente sconfitte: non rappresentano, infatti, alcun interesse particolare e non verrebbero votate. Sono viste come il fumo negli occhi da corporazioni, classi sociali, potentati economici e ideologici, i quali sanno benissimo che, se una persona davvero autorevole accede a qualche posizione di potere reale, ciò può avere per loro conseguenze catastrofiche.

      Anche fra i politici non mancherebbero persone valide, ma sono tutti espressione di qualche settore della società che li ha portati al potere e per prima cosa devono pagare pegno ai loro sponsor. Un esempio clamoroso è che in una situazione di pesante crisi il Governo italiano attuale vada a pescare denaro ovunque, ma non citi neppure la possibilità di abolire le esenzioni fiscali concesse alle attività commerciali della Chiesa cattolica. Se al posto di questo Governo domani se ne insediasse uno di altro segno, anche quello avrebbe i suoi tifosi da ricompensare, farebbe una cosa ma ne bloccherebbe qualcun’altra, con l’effetto «corsa sul posto» di cui sopra.

      Dice bene: d’altronde, questa è la democrazia. Anche altrove i politici sono espressione di settori e interessi determinati. Vi è però come un’invisibile asticella che scatta quando l’interesse comune deve prevalere su quello particolare, e si serrano le fila. In Italia, questo scatto non interviene mai.

      Governi e parlamenti non sono entità astratte: sono gli strumenti attraverso i quali il popolo, sovrano, esprime il suo potere d’indirizzo. In questa situazione, il Sovrano italiano ha di fatto abdicato. Chi viene eletto sa benissimo che il Sovrano, dopo aver votato, lascia fare.

      Grazie per la Sua attenzione.

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