Macron: difesa europea e malcontento russo

Parigi | © Louis Pellissier
Parigi | © Louis Pellissier

Sull’elezione di Emmanuel Macron a nuovo capo di Stato francese scelgo tre temi fra i molti: la difesa europea, la posizione della Russia rispetto alla persona del neoeletto Presidente e, direttamente collegato a ciò, il significato dell’elezione presidenziale francese dal punto di vista di Mosca nel quadro dei più recenti sviluppi in Europa.


 

Emmanuel Macron presenta una posizione decisamente favorevole all’Europa. E’ tra i sostenitori del Fondo europeo di difesa, la cui costituzione è stata proposta il 30 novembre 2016 dalla Commissione europea. Il tema di una difesa continentale più indipendente è tornato di attualità, in Europa, dopo la salita al potere di Donald Trump e di fronte alla situazione mondiale sempre più incerta, in particolare sul fianco meridionale e su quello orientale dell’Unione. La politica estera errabonda del nuovo Presidente USA ha reso ancora più urgente la necessità di una più consapevole politica europea di difesa e sicurezza.

Un fondo comune europeo di difesa serve a offrire una base concreta per la costruzione di una struttura difensiva dell’Unione europea. Il progetto di una Comunità europea di difesa, lanciato dalla Francia nel 1950, fallì il 30 agosto 1954 a causa della Francia stessa. L’Assemblea nazionale francese rifiutò di sottomettere le forze armate nazionali a un comando supremo europeo comune. Questa decisione siglò la fine della nascente organizzazione militare comunitaria. 

Che ora il nuovo Presidente si pronunci a favore di una chiara adesione della Francia a un nuovo concetto di difesa a livello continentale, perciò, non è solo una sua convinzione personale, ma uno sviluppo che va guardato in prospettiva storica. La formazione di una struttura autonoma di difesa in Europa non ha l’obiettivo di sostituire la NATO. Lo scopo di questo processo è, intanto, sviluppare una cultura e un coordinamento di difesa continentali: l’Unione europea, oggi, non ne dispone, sebbene sia il più grande mercato unico del mondo. Come in altre aree delle relazioni internazionali, i Paesi europei, per ragioni dimensionali, anche nella politica di difesa e sicurezza non possono più fare, da soli, quasi nulla.

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In Russia regna profonda insoddisfazione, per il risultato dell’elezione presidenziale francese. Il disagio è ben riconoscibile nei media ufficiali. Se si leggevano ieri i comunicati dell’agenzia russa RIA Novosti, Parigi pullulava di dimostranti contro il nuovo presidente, tra nubi di gas lacrimogeni e colpi di manganelli. Il lunedì pomeriggio l’agenzia TASS aveva già rimosso dalla prima pagina del suo sito il reportage sulle elezioni francesi. Il telegiornale del primo canale, nell’edizione principale delle 20:00, parlava nuovamente di «disordini» a Parigi a causa dell’esito dell’elezione, disordini che in realtà non ci sono stati, se si esclude un solo corteo, non particolarmente preoccupante, organizzato dal movimento di sinistra Front social. Su questa dimostrazione persino il principale quotidiano della sinistra francese, Libération, diceva poche parole ieri e più nulla oggi. La breve edizione notturna del telegiornale della rete all news governativa Rossia24 ha parlato della Francia molto rapidamente, trasmettendo solo la ripetizione delle immagini riprese durante il corteo sopra citato, sui temi effettivi dell’elezione non si è sentito più nulla.

Negli ultimi mesi, i media russi hanno rappresentato il candidato Emmanuel Macron come un bambolotto costruito dal marketing, che intrattiene oscure relazioni con torbidi circoli economici, sostenitore della «mondializzazione,» vuoto e privo di visione. L’immagine di Macron diffusa dai media russi è identica agli argomenti della sua oppositrice Marine Le Pen, le due strategie di comunicazione apparivano perfettamente allineate. La signora Le Pen ha gonfiato questi argomenti sino all’impudenza, e con questi si è condannata da sola a una disonorevole débâcle durante l’ultimo dibattito televisivo. Con la vittoria di Macron, va in cocci una collaborazione durata anni tra centri politici russi e gli emissari del Front National francese. Innumerevoli viaggi in Russia, abbondanti somme di denaro, Marion Maréchal-Le-Pen – nipote di Marine e del fondatore del FN, Jean-Marie – che loda con toni da libro di storia il «destino comune» di Russia e Francia, mentre degusta vini provenienti dalla Crimea illegittimamente annessa da Mosca: risultato, zero.

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Dopo la vittoria di presidenti filorussi in Moldova e Bulgaria e il successo del «no» al referendum italiano del dicembre scorso, sostenuto dalla Russia con parole ed opere, l’elezione del nuovo Presidente francese era la successiva, principale stazione sul cammino della strategia europea di Vladimir V. Putin (si veda anche >qui): una vittoria di Marine Le Pen avrebbe assicurato al presidente russo la guida di fatto della politica estera francese, verso un indebolimento dell’Unione europea e della zona euro sino all’insignificanza o alla definitiva dissoluzione. Su questo ardito costrutto, gli strateghi russi hanno fallito, almeno per il momento.

Il ruolo della Francia è importante in Europa e su una quantità di focolai di crisi globale. Un Presidente aperto al mondo è un buon presupposto affinché Parigi assuma con responsabilità questo ruolo. Non resta altro, ora, che attendere i fatti.

| >Originale in lingua tedesca (traduzione italiana dell’autore)

2 commenti

  1. Gino Paviotti

    Non le sembra di essersi schierato a favore di Macron? Uno storico come Lei, deve addurre documenti a certe affermazioni, altrimenti diventa fazioso e non storico.

    • Grazie per il Suo commento. Le mie affermazioni si basano su dati di pubblico dominio e su fonti molteplici e concordanti. La posizione di Macron sul Fondo europeo di difesa si trova a pagina 21 del programma del suo movimento En Marche, che chiunque può scaricare dal sito Internet del movimento stesso. Il suo orientamento favorevole all’Europa, d’altra parte, è fatto notorio. La vicenda della Comunità europea di difesa è reperibile in ogni libro di storia del Novecento postbellico. Quanto alle distorsioni propinate dai media russi ai loro ascoltatori, erano (e sono) visibili pubblicamente a chiunque si colleghi alle reti televisive e alle agenzie di stampa che cito nel testo. Molti comunicati e filmati sono visibili ancora adesso (vanno letti e ascoltati in russo, però, le versioni tradotte, quando esistono, spesso non sono affidabili). Lo stesso vale per il profilo che i media di Mosca hanno dato di Emmanuel Macron, diffuso pubblicamente all’unisono da tutti i media russi ufficiali ormai da mesi, chiunque può verificarlo ascoltando i video d’archivio dei TG russi dei mesi scorsi disponibili in Rete. Il disastro inscenato dalla signora Le Pen durante l’ultimo dibattito elettorale di mercoledì 3 maggio, durante il quale si è mostrata poco preparata, inutilmente aggressiva e non all’altezza del ruolo, è stato pubblicamente visibile ed evidente a tutti: ho seguito il dibattito dalla prima parola all’ultima in diretta e in lingua originale, non dubito che, se vuole rivederlo, lo possa trovare ancora oggi disponibile (bisogna guardarlo tutto e in francese, però, altrimenti se ne perde gran parte della comunicazione). Che questo dibattito sia stato catastrofico per la candidata è un giudizio non solo mio, d’altra parte, è condiviso dalla maggioranza degli osservatori di diversi Paesi e opinioni, torni a guardare i giornali europei del giorno dopo e vedrà. I rapporti tra il Front National francese e l’amministrazione russa di Vladimir V. Putin perdurano da anni e sono anche questi facilmente riscontrabili pubblicamente. Quanto alle somme di denaro, la stessa signora Le Pen ha dovuto ammettere di averne ricevute da Mosca, nell’ordine dei milioni di euro, almeno per quanto dimostrabile, costretta a tale ammissione, tra l’altro, dal procedimento fallimentare apertosi sulla banca russo-ceca che funse da intermediaria. La signora Marion Maréchal-Le Pen che degusta vino della Crimea in Russia è anch’essa una bucolica scenetta a cui, quando avvenne, non mancò pubblicità, né in Occidente né in Russia. La presenza frequente di esponenti del Front National francese a Mosca e i loro contatti con alti esponenti governativi locali non hanno bisogno di essere documentati da me, il partito stesso non ne fa mistero. Lo stesso può dirsi per le presenze moscovite di esponenti di movimenti filorussi italiani e di altri Paesi europei, apparentati al Front National. Non si tratta, perciò, di schierarsi da una parte o dall’altra. «Essere fazioso,» per citare il Suo rilievo, significa prendere una posizione per partito preso. Seguo le elezioni presidenziali francesi da mesi, per la loro importanza internazionale, attraverso i documenti e i media di Francia, Russia, Germania e Svizzera. Che, tra la signora Le Pen ed Emmanuel Macron, il candidato più adeguato a ricoprire il ruolo fosse quest’ultimo, è un fatto suffragato da abbondanza di elementi oggettivi. Le fonti sono tutte lì da vedere. I fatti, anche. Cordiali saluti. LL

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