In morte di un uomo mite: Giorgio Faletti

Settimanale KommunikaEd ecco scatenarsi la presunzione dei chiamati, la vanità degli eletti: in morte di un uomo mite, Giorgio Faletti. Ero in vacanza in Italia, in quei giorni, e ricordo benissimo l’articolo che scrisse su La Stampa in risposta a due traduttrici, che, sorrette dagli immancabili titoli accademici, avevano occupato il loro tempo a scagliarsi contro un suo romanzo che esse stesse giudicavano indegno.

I letterati che oggi non riescono a tacere la loro soddisfazione, per una Giustizia divina che ha finalmente sgombrato il campo da un pericoloso scribacchino, gioirebbero forse meno, se sapessero che è grazie ai Giorgio Faletti, ai Fabio Volo, ai Federico Moccia e ad altri simili, se le case editrici possono pubblicare libri scritti o tradotti da intellettuali di finezza celestiale, ma che se fanno 1000 copie sono già dei successoni (mille copie in tutto, non l’anno) e non coprono i costi; è grazie agli Io uccido, a tante melense storie d’amorazzi di quartiere, se qualche libreria in meno è costretta a chiedere il fallimento, se qualcuno prende in mano un libro, forse, per la prima volta dai tempi della scuola.

Perché? Perché l’umanità è un legno storto, diceva Kant, e se sei davvero un intellettuale, oltre a essere un legno storto pure tu, lo sai e devi farci i conti, con quest’umanità e questa stortura, sì, anche la tua; dovresti anche riconoscere su quali opere è giusto applicare la tua dottissima critica e su quali no, perché hanno altre funzioni, altrimenti ci perdi tu.

Invece, caro Scrittore Laureato Prof. Dott. Gran Lup Mann. di Gran Croc., tu conosci ogni recesso della tua lingua, ma se devi scrivere dieci pagine che appassionino la tua portinaia, non sei più capace; caro Traduttore Laureato alla Facoltà di Traduttometrologia Applicata Tarapia Tapioco con Scappellamento a Destra per Due, tu conosci ogni segreto del tedesco medievale, ma quando traduci un decreto di mezza pagina confondi il giudice unico con il giudice monocratico – lasciatelo dire da uno che queste opere d’arte le legge e pazientemente rabbercia tutti i giorni.

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Come comico e attore, Giorgio Faletti non era un altro Gigi Proietti, come cantautore non un Lucio Dalla, come autore non un nuovo Manzoni. Dalla TV più trash, però, era riuscito a distanziarsi e aveva scritto una delle pochissime canzoni di Sanremo rimaste nella memoria collettiva (si contano sulle dita di una mano, in sessant’anni di Festival). Era passato alla scrittura, pubblicando libri da milioni di copie. La sua popolarità aveva resistito a tutti questi passaggi e alla ammirevole discrezione della persona, mentre altri, per non finire nel dimenticatoio, devono mettere in piazza persino la loro ginnastica da lenzuola.

La popolarità è un merito di per se stessa? No, ma non è nemmeno un demerito automatico. Ricorda, caro Intellettuale Patentato che oggi sublimi la tua rivincita dinanzi al cadavere di quella che chiami mediocrità, che il tuo ruolo è importantissimo (anzi, non occorre ricordartelo, lo sai già fin troppo bene), ma che fai un lavoro che, da solo, non si paga: se continui a pubblicare libri che non vendono abbastanza, ma vengono stampati comunque per il loro valore culturale, se insegni in una facoltà universitaria in un corso necessario, ma i cui iscritti non ripagherebbero mai il tuo stipendio, ricorda che in quel momento c’è qualcuno che sta pagando per permetterti di farlo.

Questo qualcuno, di solito, non lo conosci nemmeno, anche se spesso lo disprezzi addirittura. E’ un autore forse mediocre, ma che è capace di farsi leggere da milioni di persone e compensa, nel bilancio dell’editore, le perdite causate dalla tua grande opera; è un Monsu Travet che ogni mattina si alza, va a fare qualche lavoraccio in fabbrica o in ufficio per un magro stipendio, sul quale, per giunta, paga le tasse, e con queste tasse lo Stato paga il tuo stipendio di docente universitario.

Poi quel Monsu Travet vuol fare un regalo a sua moglie, e difficilmente le comprerà la Storia comparata della glottopsicologia dei Circassi scritta dal Professor A e tradotta dal Traduttor B. Forse le compra un Faletti, un Volo, un Moccia, Questo è il nostro tempo, caro Intellettuale Con Il Birignao. Ce ne furono di migliori? Se lo pensi, vuol dire che devi pure ripassare la Storia. Ne verranno di migliori? Se aspettiamo te, campa cavallo.

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