«Ma cosa fa un ricercatore indipendente?»

Grazie per questo scatto a Lorenzo Lucca ed Elisa Piemontesi di Plume - Raccontare le imprese
Grazie per questo scatto a Lorenzo Lucca ed Elisa Piemontesi di Plume – Raccontare le imprese

Me lo chiedono spesso, non è un mestiere molto diffuso. Un ricercatore non è un giornalista, anche se può accadere che scriva articoli su un blog o sui giornali. Non è nemmeno uno scrittore, anche se spesso i suoi lavori vengono pubblicati sotto forma di libri. Il ricercatore accerta dei fatti: conferma o smentisce una tesi, approfondisce un dato storico o scientifico.


 

Il ricercatore, in sintesi, analizza fenomeni culturali, politici, sociali o scientifici. Poi pubblica i risultati, spiegando secondo un percorso logico il modo in cui li ha ottenuti. Il ricercatore è stimolato innanzitutto dalla curiosità di sapere. In una società infetta dalla manipolazione delle informazioni e dalla «post-verità,» il ricercatore può essere una figura scomoda.

Le mie giornate sono fatte di informazione, sin dal primo mattino. Devo seguire i media dei Paesi sui quali lavoro, del mio Paese di origine e di quello in cui vivo, oltre agli organi di stampa delle principali Nazioni europee, tutti rigorosamente in lingua originale. Molte ore sono dedicate allo studio, per approfondire le radici dei fatti dei quali ho scelto di occuparmi. La scrittura è il momento di sintesi: quando metto le idee nero su bianco, scopro se e quanto ho capito un fatto, e quanto devo ancora capirne prima di pubblicare un articolo, un libro, le diapositive di un corso.

Anche se non traduco più a tempo pieno, seguo da vicino l’evolversi del settore della traduzione, nel quale ho lavorato per più di vent’anni. Trasmetto questa esperienza in >corsi e >libri dedicati ai traduttori professionisti e a chi si avvicina a questo lavoro. Tradurre mi ha insegnato a confrontarmi con le fonti della mia attività di ricerca, quasi tutte in lingua straniera.

Ottobre 2016: da Černivci a Suceava
Ottobre 2016: in viaggio tra Ucraina e Romania

Lavoro su fonti di prima mano: Internet ha facilitato l’attività dei ricercatori, ma reperire fonti comporta frequenti viaggi di documentazione, non sempre in luoghi e stagioni confortevoli. La «fonte» non è solo un documento di carta: può essere un testimone da intervistare, un luogo da conoscere, una regione attraversata da tensioni o conflitti. La foto qui sotto l’ho scattata durante il mio più recente viaggio tra Ucraina e Romania: con quel vecchio autobus di linea ho attraversato la Bucovina, tra babuške sovraccariche di bagagli coloriti, da Černivci a Suceava.

Come si diventa ricercatori? Chi vuole inserirsi nella ricerca universitaria, industriale o dei think tank deve seguire un curriculum accademico stabilito dalle singole istituzioni. Un ricercatore indipendente non è sostenuto da finanziatori, nessuno gli chiede quali titoli di studio ha e non deve iscriversi ad albi professionali, ma sa che deve essere in grado di competere con altri ricercatori che spesso rappresentano le eccellenze della conoscenza nella sua materia. Infine, il ricercatore indipendente è un libero professionista: come ogni lavoratore autonomo, deve trovare il tempo per curare anche gli aspetti imprenditoriali della sua attività, che svolge a proprio rischio.

Alcune informazioni sulle ricerche che sto svolgendo si trovano >qui.

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